Archivi mensili: Dicembre 2016


La fine dell’anno (2016)

Tra poche ore inizierà un nuovo anno. Per me la semplice successione e progressione di un numero matematico che scatta ad una certa ora, non significa un granché però tutt’attorno sembra di percepire quest’atmosfera dove si accendono propositi e nuove speranze ed il desiderio nelle persone, di iniziare qualcosa di nuovo.

Le feste mi fanno uno strano effetto, specialmente la fine di un anno: quest’anno. All’interno del mio cuore so ciò che vorrei accadesse, so che vorrei sentirmi meno solo, so che vorrei risolvere il conflitto con alcuni demoni che puntualmente mi vengono a trovare per mettermi alla prova. Provano a farmi star male e talvolta o quasi sempre ci riescono ma, quasi sempre anche, prima o poi, riesco a rialzarmi e a ritrovare me stesso… mentre invece un’altra metà di me non si è ancora mai fatta raggiungere.

Ho letto e visto alcune frasi di ispirazione che raccontavano, in modo scenografico, il passaggio dal 2016 al 2017 ma credo che quello che conta veramente sia “il cuore”, il modo, l’energia con cui le cose vengono dette e vissute e non solo l’apparenza o il numero dei like “mi piace” messi su Facebook.

Quest’anno mi trovo in un posto speciale e, credo, non vorrei trovarmi altrove. Qui sulla presunta isola di Atlantide (Sardegna), circondato dal mare e dalla natura sono, forse riuscito a liberarmi da alcuni pensieri e da qualche chiusura.
Qui, da questo posto magico (reso, perché no, speciale anche grazie alla mia presenza e storia di vita) libero i miei pensieri al cielo, al mare e li dedico al mio ed altrui cuore speciale.

Sento che l’anno che verrà non sarà facile per me ma in questo momento ho buona fede in quel magico mistero che chiamo Universo e, da qui, incomincio mentalmente da zero, il mio “nuovo” cammino.


Ho bisogno di un anima bella, ho bisogno di dolcezza.

Dopo le botte, dopo la violenza, ho bisogno di respirare.
Ho una grande voglia di cancellare tutti i volti umani, la rabbia e quel suono dell’impatto sul mio corpo che sprigiona dolore da ogni parte.
Mi sento profondamente ferito, stanco delle persone, di questo mondo, della maledetta sensazione di sentirmi sbagliato perché non sto riuscendo ad essere come il mondo vuole e richiede che io sia.

Sono qui, rannicchiato in un angolo della scuola: nessuno si è “fortunatamente” accorto della mia assenza: i compagni giocano tranquilli. In questo momento vorrei un abbraccio, vorrei dolcezza, vorrei che la violenza non fosse mai arrivata. Ho in testa tutto il suo rancore e, mi sta ancora ferendo.

Vorrei qualcuno, vicino che non fosse quel qualcuno.

Vorrei non sentirmi lo schifo che mi fanno sentire.
Dentro di me percepisco che c’è tanto amore, dopo le botte cerco di costruirmi amore perché senza non riesco a vivere.

I miei limiti bruciano così come le botte ma, la mia mente vola libera in viaggi magicamente astrali, in sensazioni che gli altri conoscono un po meno di me, di me che vivo profondamente questa mia immensa emotività.

I pensieri non si fermano, l’animo è a terra: sto piangendo ma tu arrivi e mi prendi per mano!


Mi lascio trasportare dai tuoi cori e suoni nasali, dai tuoi “mmmmmmm…” dalla tua musica nata in Irlanda, nata da dentro di te o chissà da quale magica fonte e, come una mamma che ti vuole bene, mi porti via dal campo di guerra dove sono stato pestato.

Mi metti in contatto con la natura, con le foglie, con i colori di stagione, mi sollevi con le note e i magici canti. Il tuo volto mi cattura e, quasi cancella il mio dolore.


Ti voglio bene. Allora questo mondo non è tutto cattivo? – Guarda che cosa mi è successo e cosa continua ad accadere da tempo! – Posso raccontarti come mi sento? Conosci un’altra parte di mondo dove le mie giornate non siano tutto il tempo un incubo da cui risvegliarsi? Dove dare e dove ricevere amore così come la musica che tu mi dai?


Scrivere una lettera

Scrivere una lettera ed andare in Irlanda.
Scrivere a qualcuno; scrivere un diario.
Scrivere per qualcuno che può leggere quello che, per una ragione o per un’altra, non si riesce a comunicare a parole, magari “a quattrocchi”, forse per il tempo limitato o per l’impossibilità di raggiungere fisicamente la persona.

La scrittura “può essere potente”.

Vorrei scriverti perché non riesco a trovare la possibilità di comunicare con te ed ho delle cose da raccontarti. Che cos’è la vita senza comunicazione, che cosa sarebbe?

E’ così strano scrivere una lettera? Dipende sempre a chi la scrivi e in quale contesto, e se si scrivesse una lettera a quasi uno sconosciuto che però ci ha ispirato “poesia”? Se si uscisse da tutti gli schemi, scrivendo cose non troppo scontate?

Mi piacerebbe la tua attenzione, ecco perché ti scrivo; sono convinto che “hai da fare” ma vorrei un po del tuo tempo per me. Qualcosa della tua energia mi affascina e voglio capire cos’è, perché e cosa possa centrare con me… per cui ho deciso di scriverti.

Ti ho scritto e poi ho cancellato. Le parole mi erano sfuggite, forse il testo era troppo personale, mi accorgo che non è facile scriverti e tal volta, ci rinuncio.

Alla scrittura dev’essere seguita la lettura per essere compresa, chi leggerà? Come interpreterà? Fa piacere quando ci sentiamo apprezzati mentre è più difficile vivere con giudizi negativi verso e fuori da noi.

Ti scrivo o non ti scrivo ma spero che la mia sensibilità, la mia più bella parte di me, possa essere accolta e compresa. Apprezzata per la sua rarità, per tutto il dolore che ha dovuto trasformare per continuare ad essere vita perché, senza amore non c’è sopravvivenza.

Ti scrivo perché mi sento solo, ti scrivo perché non mi piace quasi niente di quello che mi circonda. Ti scrivo perché non riesco a volare da te, in Irlanda, ti scrivo perché mi piaci: vorrei tanto incontrarti!


Ti scrivo perché spero che mi leggerai, ti scrivo perché a lezione non c’è tempo per parlare, ti scrivo perché, anche se ci siamo conosciuti da poco, sento che avrei tante cose da dirti.

Ti scrivo perché spero che nelle mie parole coglierai quello che a me sfugge. Mi sono un po’ perso e così scrivo per lasciare traccia del mio percorso e, come un filo di Arianna, spero di ritrovare la strada della mia vita.

Ti scrivo senza sapere se è giusto o sbagliato, ti scrivo dopo averci pensato e poi scelto che dovevo stare da qualche parte (tra lo scriverti e il no) e, così ti scrivo una lettera.



Mi dispiace che non ci sei


Mi dispiace che non ci sei, che non sei qui!
Mi dispiace che esisti solo nella mia fantasia e che più il tempo passa, più ho la sensazione di perderti ancora di più, anche se tu non ci sei, non ci sei mai stato.

Fa male al cuore ma tanto ci è abituato. Il mondo mi sembra, a volte o spesso, così freddo!

E’ strano poter dire di sentirsi soli nonostante si è circondati da tante voci che strillano e pretendono, giudicano e sono così diverse da te: le senti così distanti da te!

Mi dispiace che non ci sei perché ora ti starei parlando, vorrei abbracciarti senza vergogna. Forse vorrei cancellare la realtà e dipingerne una nuova dove tutto è normale: è normale il bello.

Da sempre sulla terra, su questo pianeta … esiste il bene ed il male e, con il tempo ho visto il demonio indossare maschere attraenti. Si veste bene il demonio, ha bisogno di un bel volto ed una bella voce per attirare l’attenzione; se non sei in equilibrio ci caschi.

Fa freddo qui su’. Il tempo passa ed io disegno un cuore sulla neve pensando che è un vero peccato che tu non sia qui, non sei mai esistito.


Autonomia e Lavoro

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Svegliarsi la mattina ed inseguire un obbiettivo. Rispecchiarsi in ciò che facciamo, avere energia, visualizzare il bello, avere una propria autonomia.

Vedere in una tazzina di caffè la prima pila della giornata che ci dà una spinta ad iniziare.

. . .

Svegliarsi la mattina e non avere obbiettivi, non sapere perché siamo al mondo.

Cercarci in ogni gesto, ogni passo ogni persona, ogni fiore per poi scoprire che siamo unici e irripetibili.

Vedere e sentire la propria autonomia lontana, credere che un lato bello c’è: è solo da trovare!

Vedere in una tazzina di caffè il primo passo per affrontare la giornata quiete e senza impegni ma con la sempre presente preoccupazione economica.
Sentirsi senza energie.

Le due facce della medaglia.

Poche parole per esprimere un mondo, una realtà o un’interpretazione dalla quale non sai come uscire. Tutti o molti hanno suggerimenti, ma qual’è la mia strada?

Sono qui, sto facendo quello che posso, sto giocando la mia partita in cui ci sono spesso vincitori e sconfitti: qualche volta si arriva al pareggio.
La partita è in corso, spero di non averla già persa perché sogno ancora di vincerla!

 

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